Buongiorno ragazzi, questa mattina vi propongo una riflessione che mi ha tormentata diverse volte da quando ho fatto la sleeve, e mi piacerebbe poterci lavorare su anche con voi.
E' strano, ma quando non ero una sleevata io ero la "pattumiera di casa", nel senso che spessissimo in casa mia quando c'erano due cucchiai di pasta in più, dispiaceva buttar vi e Chiara " doveva finirla" (nel senso che finiva nel mio piatto ed era quasi scontato che la dovessi mangiare), quando qualcuno avanzava qualcosa, diapiaceva buttar via e Chiara doveva finirlo, se c'era qualcosa che scadeva a breve termine Chiara doveva mangiarla, naturalmente fuori pasto, e via dicendo.
Per moltissimo tempo sono stata schiava e compiacente in questo perversissimo meccanismo attraverso il quale mia madre mi trasmetteva il messaggio: tu sei mia figlia devi restare per sempre quì con me, quindi obesa così eviti di farti una vita fuori tutta tua, nella quale potrebbe non esserci spazio per me, ma devi avere le sembianze di una bambina così non mi sentirò in colpa a tenerti con me a casa invece di stimolarti all'indipendenza.
Complice perchè tutto questo mi ha a lungo protetta da tutte quelle sfide che una giovane donna affronta e lo deve fare per diventare adulta, ma che purtroppo mi spaventavano troppo per sentirle come sfide allettanti e per le quali mi sentivo così "non all'altezza di" da non ruscire a superarne la paura.
Oggi , da un anno io "uso" i miei commensali allo stesso modo anche se non con il medesimo meccanismo patologico.
Mi spiego: a tavola al ristorante tengo sempre vicina a me la persona con la quale ho gusti affini e che so mangia volentieri, perchè secondo voi?
Quel meccanismo della pattumiera mi ha fatto sentire una benemerita cacca (scusate il termine) per tantissimo tempo, altrettanto ce ne ho messo per capirlo, elaborarlo, accettare che è così e ribellarmici sovvertendo la regola, eppure oggi passare mezza, o più della mia ordinazione a qualcuno mi fa provare una certa soddisfazione nei confronti di me stessa, che però mi porta a non pensare a quello che faccio al mio prossimo.
Di solito la persona che tengo vicina a me è il ragazzo di mia sorella, con il quale siamo pappa e ciccia dal punto di vista dei gusti culinari, ma ieri, mentre gli passavo i due terzi del tiramiù che avevo ordinato lui scherzando quindi angelicamente e sorridente mi ha detto" Noooo Chiara, se me lo chiedi così come faccio a dirti no?" Io ho capito che scherzava e comunque ci accordiamo sempre prima, lui è sottopeso perciò non gli faccio un torto, ma mi sono improvvisamente voluta soffermare su qualcosa su cui non avevo voluto soffermarmi prima pur essendomene accorta!
Capiamoci non voglio fare del male alla vittima prescelta che per fortuna nella maggior parte dei casi è il mio futuro cognato, e il fatto che sia sottopeso mi rassicura in proposito, ma c'è anche a volte chi si finisce quello che io non ce la faccio a mangiare e magari si sfianca in palestra più volte la settimana perchè tende ad ingrassare anche se non è sovrappeso, e non è bello da parte mia che so, che ho provato, che ne sono ancora convolta...... come dire... avvallare comportamenti alimentari che so sbagliati e pericolosi perchè anche se non sono io ad imporre loro di aiutarmi a finire, loro sanno che non ce la faccio e automaticamente si offrono di aiutarmi, ma quel sottile piacere che sento quando so che non ho finito quello che avevo nel piatto mette in secondo piano il danno che aiutare me potrebbe arrecare loro e mi sento in colpa.
Ora secondo voi sono proprio da ricovero o potrebbe bastare una bella camicetta di forza, di quelle moderne adesso che si allacciano sul di dietro polsini compresi ma con ilcoletto d pizzo? A voi capita mai? Grazie a chiunque vorrà rispondermi! Yaya75

CONFUCIO:
1 - La felicità più grande non sta nel non cadere mai, ma nel risollevarsi sempre dopo una caduta!
2 - Non importa quanto vai piano, l'importante è che non ti fermi!
GANDHI:
1 - Nessun uomo è inutile se allevia il peso di qualcunaltro!
2 - La forza non deriva dalle capacità fisiche, ma da una volontà indomita!
3 - Un'onesta divergenza è spesso segno della salute del progresso!